Quando il commercialista chiede un documento in più, una descrizione più precisa in fattura, un chiarimento su un’operazione o una diversa modalità di gestione contabile, può sembrare una richiesta puramente formale.
In realtà, molto spesso, non si tratta di burocrazia fine a sé stessa.
Le indicazioni del commercialista servono a evitare che un’operazione apparentemente semplice venga gestita in modo fiscalmente scorretto, con conseguenze che possono emergere anche a distanza di tempo, magari in occasione di un controllo.
Il punto è questo: non si tratta di scegliere se fare le cose secondo legge. Le operazioni devono essere gestite secondo legge.
E proprio su questo tema è intervenuta anche la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21061/2026, richiamando il ruolo attivo del commercialista nella verifica dei dati ricevuti dal cliente.
Il commercialista non si limita a registrare i documenti
Secondo la Cassazione, il commercialista non può limitarsi a recepire passivamente la documentazione trasmessa dal cliente.
La sua attività non consiste soltanto nell’inserire dati, registrare fatture o predisporre dichiarazioni sulla base di ciò che viene consegnato allo Studio. Il professionista deve svolgere un’attività coerente con la propria competenza tecnica, segnalando eventuali anomalie fiscali rilevabili nell’ambito dell’incarico ricevuto.
Questo non significa che il commercialista debba trasformarsi in un investigatore o controllare ogni aspetto dell’attività del cliente.
Significa però che, quando emergono elementi anomali, ricorrenti o fiscalmente rilevanti, il professionista è tenuto a richiamare l’attenzione del cliente, chiedere chiarimenti e fornire indicazioni operative corrette.
Il caso affrontato dalla Cassazione
La vicenda esaminata riguardava il rapporto tra un notaio e il proprio commercialista.
Nel corso degli anni, il notaio aveva affidato parte delle proprie attività a collaboratori esterni, che emettevano fatture soggette a IVA. Tali costi venivano poi riaddebitati ai clienti come “spese anticipate in nome e per conto”, escluse da IVA ai sensi dell’art. 15 del DPR 633/1972.
A seguito di una verifica fiscale, l’Amministrazione finanziaria ha contestato questa modalità di gestione, ritenendo che quei riaddebiti dovessero essere trattati diversamente.
Il cliente ha quindi chiesto il risarcimento al commercialista, sostenendo che il professionista avrebbe dovuto accorgersi dell’anomalia e segnalarla.
Nei giudizi di merito la responsabilità del commercialista era stata esclusa, anche considerando la preparazione giuridica del cliente, che era appunto un notaio. La Cassazione, però, ha ritenuto non corretto questo ragionamento, affermando che la competenza del cliente non esonera il commercialista dai propri obblighi professionali di verifica e consulenza.
Perché questo riguarda anche il cliente
Questa pronuncia non va letta solo dal punto di vista della responsabilità del commercialista.
Riguarda anche il comportamento del cliente.
Quando il professionista chiede di modificare una procedura, integrare una documentazione, correggere una fattura o gestire diversamente un’operazione, non lo fa per complicare il lavoro dell’impresa o del professionista.
Lo fa perché determinate operazioni devono rispettare regole precise.
Una fattura emessa in modo non corretto, un costo qualificato male, un riaddebito gestito senza i presupposti richiesti dalla normativa o una documentazione incompleta possono generare contestazioni fiscali, recuperi d’imposta, sanzioni e interessi.
In altre parole: quello che oggi sembra un dettaglio, domani può diventare un problema.
Seguire le indicazioni dello Studio è una forma di tutela
Il rapporto tra cliente e commercialista funziona davvero quando entrambe le parti collaborano.
Il commercialista deve fornire indicazioni corrette, segnalare le criticità e aiutare il cliente a prevenire errori fiscali.
Il cliente, però, deve mettere il professionista nelle condizioni di lavorare correttamente, fornendo informazioni complete, documenti attendibili e risposte tempestive.
Non basta consegnare “qualcosa” allo Studio e pensare che da quel momento ogni responsabilità sia automaticamente trasferita al commercialista.
Allo stesso modo, non è prudente ignorare una richiesta di chiarimento o continuare a gestire una procedura “come si è sempre fatto” solo perché fino a quel momento non ci sono state contestazioni.
Il classico “abbiamo sempre fatto così” in ambito fiscale è una frase pericolosa. Non sempre esplode subito, ma quando esplode di solito lo fa nel momento meno simpatico.
Non è formalismo, è prevenzione
Le richieste del commercialista possono riguardare aspetti molto concreti:
- descrivere correttamente una prestazione in fattura;
- distinguere tra spese anticipate e costi riaddebitati;
- documentare il motivo di un’operazione;
- chiarire la natura di un pagamento;
- verificare il corretto trattamento IVA;
- conservare contratti, incarichi, ricevute e comunicazioni;
- correggere procedure che espongono l’attività a rischi fiscali.
Tutti questi passaggi possono sembrare formali, ma servono a costruire una posizione più solida in caso di controllo.
La prevenzione fiscale non si fa quando arriva la contestazione. Si fa prima, nella gestione ordinaria dell’attività.d
La tracciabilità diventa fondamentale
Un altro aspetto importante è la tracciabilità.
Se il commercialista segnala una criticità, chiede chiarimenti o fornisce un’indicazione operativa, è opportuno che tale attività sia documentata.
Questo vale per lo Studio, ma anche per il cliente.
Conservare comunicazioni, risposte, documenti integrativi e indicazioni ricevute permette di dimostrare che una determinata operazione è stata valutata, discussa e gestita con attenzione.
In un sistema fiscale sempre più complesso, la corretta documentazione non è un accessorio. È una parte essenziale della tutela del contribuente.
Conclusione
L’ordinanza della Cassazione conferma un principio importante: il commercialista non ha un ruolo meramente passivo, ma deve contribuire al corretto adempimento degli obblighi fiscali del cliente.
Allo stesso tempo, il cliente deve comprendere che le indicazioni ricevute dallo Studio non sono semplici suggerimenti facoltativi o richieste burocratiche.
Sono strumenti di prevenzione.
Seguire le indicazioni del commercialista significa ridurre il rischio di errori, contestazioni e conseguenze economiche future.
Perché, in materia fiscale, non si tratta di “voler fare le cose secondo legge”.
Bisogna farle secondo legge.
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