Il tema degli adeguati assetti aziendali non riguarda soltanto la gestione interna dell’impresa. Può assumere un ruolo importante anche nei rapporti con le banche, soprattutto quando l’azienda attraversa una fase di difficoltà economica o finanziaria.
Una recente ordinanza della Cassazione Civile, Sez. I, n. 7134 del 25 marzo 2026, ha riportato l’attenzione sul tema della concessione abusiva del credito.
La vicenda riguardava finanziamenti concessi a un’impresa poi fallita, in un contesto nel quale erano già presenti segnali significativi di crisi. La Corte ha confermato l’esclusione del credito della banca dallo stato passivo, richiamando il rischio legato alla concessione di credito a un soggetto in stato di insolvenza o comunque privo di concrete prospettive di riequilibrio.
Il punto non è che ogni finanziamento concesso a un’impresa in difficoltà sia automaticamente illecito. La questione è diversa: se il credito non sostiene un reale percorso di risanamento, ma finisce per aggravare il dissesto o ritardare l’emersione della crisi, il rischio giuridico aumenta.
Perché questa pronuncia interessa anche le imprese
La decisione riguarda direttamente la banca, ma il tema interessa anche l’impresa e i suoi amministratori.
Quando un’azienda chiede credito, deve rappresentare correttamente la propria situazione economica, patrimoniale e finanziaria. Se i dati forniti sono incompleti, non aggiornati o non coerenti con la reale condizione aziendale, il problema non è solo bancario: diventa anche gestionale.
E qui entrano in gioco gli adeguati assetti.
Un’impresa dotata di strumenti di controllo, report periodici, monitoraggio della liquidità e pianificazione finanziaria è in grado di leggere con maggiore chiarezza la propria situazione. Può capire se il debito è sostenibile, se esistono tensioni già visibili e se un nuovo finanziamento può davvero contribuire al riequilibrio.
Senza questi strumenti, il rischio è muoversi alla cieca. E muoversi alla cieca, quando ci sono banche, debiti e crisi d’impresa, raramente è una strategia brillante.
Dichiarare non basta
In alcuni casi, nella modulistica bancaria o nelle richieste di finanziamento, può emergere anche il tema della dichiarazione relativa all’esistenza di adeguati assetti ai sensi dell’articolo 2086 del Codice civile.
È un passaggio da non sottovalutare.
Dichiarare che l’impresa dispone di assetti adeguati non dovrebbe essere una formula inserita automaticamente nella documentazione. Una dichiarazione di questo tipo deve poter essere sostenuta da elementi concreti: dati aggiornati, procedure, responsabilità definite, strumenti di controllo e capacità di rilevare tempestivamente eventuali squilibri.
Gli adeguati assetti non si costruiscono il giorno prima di chiedere un finanziamento. Devono essere presenti, funzionanti e proporzionati alla dimensione dell’impresa.
Il ruolo del consulente
In questo scenario il ruolo del consulente diventa centrale.
Non basta più leggere il bilancio a posteriori o occuparsi degli adempimenti ordinari. Occorre aiutare l’impresa a costruire un sistema informativo utile, capace di supportare le decisioni e di rendere più chiaro il dialogo con la banca.
Questo significa affiancare l’imprenditore nella lettura dei dati, nella predisposizione di report periodici, nella pianificazione finanziaria e nella valutazione della sostenibilità del debito.
Gli adeguati assetti non servono solo a rispettare la normativa. Servono anche a evitare che le difficoltà vengano intercettate troppo tardi.
Concessione abusiva del credito: per concludere
La concessione abusiva del credito conferma quanto sia importante una rappresentazione corretta della situazione aziendale.
Per la banca, significa svolgere istruttorie attente. Per l’impresa, significa presentarsi con dati attendibili e strumenti di controllo adeguati. Per gli amministratori, significa non trattare gli assetti aziendali come una semplice formalità.
In Adema affianchiamo le imprese nella verifica e nella costruzione degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili, aiutandole a trasformare un obbligo normativo in uno strumento concreto di prevenzione, pianificazione e dialogo con il sistema bancario.
Perché conoscere davvero la propria situazione non serve solo quando le cose vanno male. Serve soprattutto per evitare di accorgersene troppo tardi.
Fonti
- Cassazione Civile, Sez. I, 25 marzo 2026, n. 7134 – Diritto della Crisi
https://dirittodellacrisi.it/articolo/cass-sez-1-25-marzo-2026-n-7134-pres-terrusi-est-dongiacomo - Diritto Bancario – Sulla contrarietà al buon costume del finanziamento a impresa decotta
https://www.dirittobancario.it/art/sulla-contrarieta-al-buon-costume-del-finanziamento-a-impresa-decotta/ - Simone Brancozzi – LinkedIn, “Le banche controllano gli adeguati assetti. La Cassazione li ha resi obbligatori. E se sbagli paghi tu”
https://www.linkedin.com/pulse/le-banche-controllano-gli-adeguati-assetti-la-li-ha-resi-brancozzi-accrf/ - Articolo 2086 Codice civile – Gestione dell’impresa
https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-ii/capo-i/sezione-i/art2086.html - Articolo 3 Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza
https://www.brocardi.it/codice-crisi-impresa/parte-prima/titolo-i/capo-ii/sezione-i/art3.html - Adema – Adeguati assetti aziendali
https://adema.pro/adeguati-assetti-aziendali/