Dal 1° gennaio 2026 la riforma del Terzo settore entra finalmente a regime. Dopo anni di rinvii, correttivi e fasi transitorie, il D.Lgs. 117/2017 diventa pienamente operativo.
Ed è qui che molti enti iniziano a porsi una domanda tanto semplice quanto insidiosa: aderire al nuovo sistema è un obbligo oppure una scelta?
La risposta breve sarebbe: dipende.
Quella onesta, però, è un’altra: formalmente facoltativa, sostanzialmente inevitabile per la maggior parte degli enti.
Per capire perché, serve prima chiarire di cosa stiamo parlando.
Cos’è la riforma del Terzo settore e cosa cambia dal 2026
La riforma del Terzo settore nasce con l’obiettivo di riordinare e razionalizzare il mondo degli enti non profit, superando un sistema frammentato, costruito nel tempo su norme disomogenee e agevolazioni spesso scollegate tra loro.
Il perno della riforma è l’introduzione della qualifica di Ente del Terzo Settore (ETS) e del RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
Solo gli enti iscritti al RUNTS possono ottenere la qualifica di ETS e accedere al nuovo impianto normativo.
La riforma ridefinisce in modo organico:
-
il trattamento fiscale degli enti
-
il confine tra attività istituzionali e attività commerciali
-
le agevolazioni fiscali riconosciute a enti e donatori
- gli obblighi di trasparenza, rendicontazione e controllo
Dopo una lunga fase transitoria, dal 1° gennaio 2026 il nuovo sistema sostituisce definitivamente molte delle regole “storiche” su cui per anni hanno fatto affidamento associazioni, fondazioni e altri enti non profit.
Ed è proprio qui che nasce il problema: le vecchie tutele fiscali vengono meno, e restare fuori dalla riforma non è più una posizione neutrale.
RUNTS: nessun obbligo formale, ma attenzione alle conseguenze
Dal punto di vista normativo, va chiarito subito un aspetto: non esiste una disposizione che imponga espressamente l’iscrizione al RUNTS.
Nessuna sanzione automatica, nessun obbligo generalizzato, nessun “o dentro o fuori” scritto nero su bianco.
Il punto, però, è un altro.
Il sistema è costruito in modo tale per cui la mancata iscrizione può generare conseguenze fiscali rilevanti, soprattutto per quegli enti che svolgono attività con corrispettivi o che si finanziano tramite liberalità.
Il regime agevolato 398/91 potrà essere applicato esclusivamente dalle ASD e SSD non iscritte al RUNTS, e che quindi queste realtà sono le uniche a cui ancora conviene non iscriversi al RUNT
La fine della decommercializzazione: il vero spartiacque
Dal 1° gennaio 2026 non sarà più applicabile, ai fini delle imposte sui redditi, l’art. 148, comma 3 del TUIR per la maggior parte degli enti associativi.
Viene quindi meno la disciplina della cosiddetta decommercializzazione dei corrispettivi specifici versati da soci e associati.
Fino ad oggi, grazie a questa previsione, molte associazioni hanno potuto considerare come “non commerciali” entrate che, nella sostanza, avevano natura economica.
Si trattava di una vera e propria agevolazione fiscale, che consentiva di non assoggettare a tassazione tali proventi.
Dal 2026 questo meccanismo non sarà più utilizzabile, salvo per una platea molto ristretta di soggetti (come partiti politici, associazioni sindacali e di categoria).
Il risultato è tutt’altro che teorico: in molti casi le entrate commerciali diventeranno prevalenti rispetto a quelle istituzionali.
Il rischio concreto: perdita della qualifica di ente non commerciale
Quando le attività commerciali risultano prevalenti, entra in gioco l’art. 149 del TUIR.
Una norma chiara e poco indulgente: se un ente esercita prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta, perde la qualifica di ente non commerciale, indipendentemente da quanto previsto dallo statuto.
Se l’ente non è iscritto al RUNTS, questo rischio diventa concreto.
Se invece l’ente è iscritto, la riforma consente di operare anche come ETS commerciale, evitando l’automatica applicazione dell’art. 149 del TUIR.
In altre parole, l’iscrizione al RUNTS diventa uno strumento di tutela, più che un semplice adempimento formale.
E gli enti che vivono solo di quote e donazioni?
A prima vista, potrebbe sembrare che gli enti privi di attività commerciali possano restare serenamente fuori dal RUNTS.
Se le entrate sono costituite esclusivamente da quote associative o liberalità, infatti, non sussiste il rischio immediato di perdita della qualifica di ente non commerciale.
Tuttavia, anche questa conclusione è solo apparentemente rassicurante.
Liberalità e detrazioni fiscali: il nodo del finanziamento
Dal 2026, le detrazioni fiscali per le erogazioni liberali spettano solo se il beneficiario è un ETS iscritto al RUNTS.
La normativa consente alle persone fisiche di detrarre il 30% delle somme donate, fino a un massimo di 30.000 euro annui, esclusivamente se l’ente destinatario possiede la qualifica di ETS.
In assenza di iscrizione:
-
il donatore perde il beneficio fiscale
-
l’ente diventa meno attrattivo
- le liberalità rischiano di ridursi sensibilmente
Non per mancanza di fiducia, ma per una scelta razionale di chi dona. E quando le entrate iniziano a calare, la “facoltatività” dell’iscrizione al RUNTS diventa rapidamente un concetto astratto.
Obbligo o scelta? La risposta reale
Possiamo dirlo senza giri di parole:
la riforma del Terzo settore non impone formalmente l’adesione, ma la rende di fatto necessaria per la maggior parte degli enti.
-
chi svolge attività con corrispettivi rischia accertamenti e riqualificazioni
-
chi vive di donazioni rischia di ridurre drasticamente le proprie entrate
- chi resta fuori lo fa assumendosi un rischio consapevole, non neutrale
La vera domanda, quindi, non è “sono obbligato?”, ma “posso permettermi di non aderire?”.
Riforma del Terzo settore: Come affrontare il 2026 senza brutte sorprese
Ogni ente ha una propria struttura, un proprio modello economico e una propria storia.
Per questo non esistono soluzioni standard, ma esiste un’unica scelta sensata: analizzare per tempo la propria situazione e valutare se, come e quando procedere con l’iscrizione al RUNTS.
Aspettare un accertamento non è prudenza. È una scommessa.
📌 Vuoi capire cosa conviene davvero al tuo ente?
Siamo a disposizione per analizzare la tua situazione e aiutarti a prendere una decisione consapevole, senza forzature ma senza illusioni.
👉 Contattaci per un approfondimento dedicato
Meglio una scelta ponderata oggi che una correzione forzata domani.