La Legge di Bilancio 2026 rimette benzina in uno degli strumenti più utilizzati – e più concreti – a disposizione delle micro, piccole e medie imprese: la Nuova Sabatini.
Con il rifinanziamento previsto dall’art. 1, comma 468, della legge n. 199/2025, la misura torna ad avere una dotazione significativa e, soprattutto, continuità operativa. Tradotto: chi investe in beni strumentali nel 2026 e 2027 può contare ancora su un sostegno pubblico strutturato, non su un bonus spot destinato a esaurirsi in pochi mesi.
Vediamo cosa significa, in concreto, per le imprese.
Cos’è (davvero) la Nuova Sabatini e perché continua a funzionare
La Nuova Sabatini non è una novità dell’ultima ora: nasce con il D.L. 69/2013 ed è stata rifinanziata più volte nel corso degli anni. Il motivo è semplice: funziona.
Il meccanismo combina:
- finanziamenti bancari o leasing per l’acquisto di beni strumentali;
- un contributo statale in conto impianti, calcolato sugli interessi del finanziamento.
Il risultato è un abbattimento reale del costo dell’investimento, soprattutto per le PMI che vogliono rinnovare macchinari, impianti o dotarsi di tecnologie digitali senza compromettere la liquidità.
Le risorse stanziate: numeri che contano
La Legge di Bilancio 2026 prevede:
- 200 milioni di euro per il 2026
- 450 milioni di euro per il 2027
Un rifinanziamento che si aggiunge alle risorse già stanziate per il periodo 2025–2029 e che conferma la Nuova Sabatini come strumento strutturale, non emergenziale.
Messaggio implicito del legislatore: investire è ancora una priorità, soprattutto per le PMI.
Quali investimenti sono agevolabili
La misura sostiene l’acquisto (o il leasing) di beni nuovi a uso produttivo, tra cui:
- macchinari, impianti e attrezzature;
- hardware;
- software e tecnologie digitali.
Restano esclusi, come prevedibile:
- beni usati o rigenerati;
- terreni e fabbricati;
- immobilizzazioni in corso e acconti.
I beni devono inoltre essere funzionalmente autonomi e coerenti con l’attività svolta dall’impresa. Niente “pezzi di ricambio mascherati da investimento”, per capirci.
Importi, durata e contributo: il perimetro operativo
Il finanziamento può:
- avere una durata massima di 5 anni;
- andare da 20.000 euro a 4 milioni di euro;
- coprire il 100% dell’investimento.
Il contributo statale è calcolato su un tasso convenzionale pari a:
- 2,75% per investimenti ordinari;
- 3,575% per investimenti in tecnologie digitali 4.0 e green.
Numeri che, soprattutto in un contesto di tassi non proprio amichevoli, fanno ancora la differenza.
La Sabatini “capitalizzazione”: quando l’investimento rafforza anche il patrimonio
Accanto alla versione “classica”, resta operativa anche la Nuova Sabatini Capitalizzazione, rivolta alle PMI costituite in forma societaria che:
- deliberano un aumento di capitale;
- realizzano contestualmente un programma di investimento.
Qui il contributo cresce:
- 5% per micro e piccole imprese;
- 3,575% per le medie imprese.
Attenzione però: l’aumento di capitale non è una formalità. È richiesto un impegno reale, con tempistiche precise e vincoli stringenti. In caso di inadempienza, il contributo viene revocato senza troppi complimenti.
Chi può accedere all’agevolazione
Possono presentare domanda le PMI che:
- sono regolarmente costituite e iscritte al Registro imprese;
- non sono in liquidazione o in procedura concorsuale;
- non rientrano tra le imprese in difficoltà;
- hanno sede o unità locale in Italia.
Il perimetro è ampio, ma non automatico: la verifica preventiva dei requisiti è decisiva per evitare blocchi o rigetti in fase istruttoria.
Nuova Sabatini in sintesi: opportunità concreta, ma va gestita bene
Il rifinanziamento della Nuova Sabatini 2026 è una buona notizia. Ma come spesso accade, il vero rischio non è perdere l’agevolazione, è usarla male:
- investimento non coerente;
- tempi sbagliati;
- documentazione incompleta;
- errori nella gestione dell’aumento di capitale.
Qui la differenza non la fa il bonus in sé, ma come viene inserito in una strategia finanziaria e patrimoniale più ampia.
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